Prima il profilo del Catria, la Santa Montagna, una massiccia piramide di 1700 metri da sempre luogo di devozione che separa le Marche dall’Umbria. 

Poi, ai suoi piedi, avvolto da un manto boscoso, il monastero di Fonte Avellana. Le sue origini risalgono alla fine dell’anno mille e sono strettamente legate alla storia della congregazione dei Camaldolesi.  Eretta abbazia nel 1325, Fonte Avellana divenne in breve una potenza socio-economica prima di avviarsi verso un lento declino che si  concluse con la soppressione napoleonica del 1810. Dal 1935 è tornata a risplendere sotto la gestione dei monaci camaldolesi nel 1935.

Il 5 settembre 1982 papa Giovanni Paolo II ha visitato Fonte Avellana in occasione delle celebrazioni del millenario della fondazione dell’Eremo. Di notevole importanza il giardino botanico del monastero, per secoli riservato ai monaci, grandi conoscitori delle proprietà officinali delle piante, e aperto al pubblico dal 2007.

Dante Alighieri nella Divina Commedia al canto XXI del Paradiso, ha reso celebre il monte Catria ricordando l’eremo di Fonte Avellana dove sono vissuti 76 tra santi e beati e dal quale sono usciti ben 54 vescovi. 

 

Monastero di Fonte Avellana
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